Le Terme di Santa Cesarea

361_termesantacesarea_1210418297Santa Cesarea Terme è una località dalla conformazione territoriale particolare; vista dal mare sembra svilupparsi sulle gradinate di un anfiteatro che salgono su fino a 129 metri s.l.m.; ha come arena una distesa di acqua tersa e cristallina, cangiante a seconda dei colori del cielo, delle correnti sottomarine, dei fondali ora profondi, ora affioranti, ora sabbiosi, ora ricoperti da tipica vegetazione marina. A volte il confine tra mare e terra scompare, a volte è segnato dalla leggera schiuma che formano le onde infrangendosi sull’irta scogliera; a volte è la scogliera a scomparire ricoperta da onde poderose che si infrangono in enormi cascate di schiuma; le onde, penetrando in antri ed anfratti, producono un fragore che emoziona; i marosi ingoiano pezzi di scogliera e modificano la morfologia della costa.
Questo paesaggio incantato, ultima propaggine della parte orientale delle Murge Salentine , è dono della Natura. La conformazione carsica del territorio, la sua idrografia, l’azione costruttiva e distruttiva del mare e delle acque meteoriche lo rendono unico.
Il territorio di Santa Cesarea evidenzia formazioni geologiche di vario tipo che risalgono al Cretaceo superiore, al Paleocene, al Miocene, al Quaternario.
Al Cretaceo superiore appartengono i calcari bianchi che occupano la fascia costiera nord-occidentale dell’abitato; queste rocce si presentano compatte o con piccole cavità.
Calcari ascrivibili al Paleocene sono quelli che affiorano a NO e ad Occidente dell’abitato.
Essi poggiano, in successione stratigrafica, sopra i calcari del Cretaceo.
Si tratta di calcari fossiliferi e calcari detritici.
Nella parte alta della Serra di Santa Cesarea, in direzione di Cerfignano, si rinvengono le calcareniti del Miocene, situate sopra i calcari paleocenici e cretacei.
A SO dell’abitato, precisamente tra Porto Miggiano e gli Archi, troviamo le calcareniti bianco-gialline del Quaternario che poggiano in trasgressione sui calcari paleocenici.
La Morfologia del territorio è condizionata dal fenomeno del carsismo, che assume spesso il tipico aspetto dei “campi di pietra” o “pietraie carsiche”.

Terme-Oasis-Riccione

Nell’area in esame e nei dintorni esistono numerose cavità sotterranee, come l’inghiottitoio di Vitigliano, la vora di Andrano, la caverna di Madonna della Serra di Giuggianello, l’inghiottitoio di Monte Vergine, la vora di Scorrano, l’inghiottitoio Mellone di Nociglia, l’aviso di Melpignano e quello di Maglie. Queste importanti formazioni carsiche, insieme a molte altre ancora, sono allineate da NO verso SE, indicando così la direzione preferenziale di deflusso delle acque sotterranee, passando dal territorio di Santa Cesarea Terme, verso il mare Adriatico. Nelle quattro grotte marine carsiche che si sviluppano sulla costa di Santa Cesarea e che, procedendo da Nord verso Sud, prendono il nome di Fetida, Sulfurea, Gattulla e Solfatara, emergono sorgenti di acque minerali che, per la loro caratteristica composizione chimico-fisica, risultano essere dotate di spiccate proprietà curative e salutari. Lo zolfo è l’elemento che caratterizza tali sorgenti differenziandole da tante altre piccole polle che emergono in altre grotte ed anfratti della costa sud- orientale del Salento. La memoria dell’esistenza delle sorgenti di acque solfuree termali a Santa Cesarea si perde nella preistoria e nella storia di questo territorio.
Il Salento è un’isola culturale dove fioriscono e persistono fenomeni arcaici, fiabe e leggende.
La leggenda è un mezzo che la tradizione popolare usa come maschera di una storia poco chiara ma che è stratificazione della memoria e ricerca di verità.
Proprio a due leggende sono legate le origini di Santa Cesarea, una pagana, l’altra cristiana.
Per secoli il litorale di Santa Cesarea si chiamò “Leuterno”, dal nome di uomini mostruosamente enormi.
I Giganti o Leuterni che assalirono gli Dei, erano ritenuti invincibili poiché temprati nel fuoco e nello zolfo; essi furono sconfitti ed abbattuti da Ercole sui campi Flegrei, presso Cuma; parte di essi riuscirono a scappare e si rifugiarono nelle grotte della costa salentina dove ora sorge Santa Cesarea. Dalla putredine dei loro corpi in disfacimento, penetrata nel sottosuolo, scaturirono le fonti d’acqua sulfurea.
Aristotele segnalava che i naviganti si mantenevano al largo del lido leuterno per evitare le forti esalazioni sulfuree di quelle acque ritenute impure.
La leggenda pagana fu ripresa anche da Plinio e Strabone e da molti altri scrittori latini.
Le motivazioni profonde di questa maschera-leggenda rimasero nella fantasia popolare per molti secoli.
La favola dei giganti leuterni si perde poi nel tempo per dare spazio ad un’altra leggenda ispirata alla nuova religione che dall’oriente si estendeva verso il mediterraneo: il Cristianesimo.
Già nel XV secolo il Fons Gigantum o Leuternium Litus cominciò a chiamarsi Santa Cisaria.Dsc_0097
La denominazione Cesarea è impropria e tale è rimasta dopo la costituzione della località in comune autonomo, nel 1913. Il Gabriele, direttore sanitario degli stabilimenti per quasi cinquant’anni , insieme ad altri autori, ha lamentato questa denominazione ritenendola un errore, recriminando invano il rispetto della toponomastica tradizionale come valore di civiltà culturale. Santa Cesarea deriva dal nome di una fanciulla, secondo alcuni, discendente dalla nobile famiglia dei Vinciguerra di Francavilla Fontana, nel brindisino; secondo altri la giovane sarebbe nata in una Francavilla più vicina, posta fra Scorrano e Maglie, tesi poi abbandonata in quanto non suffragata dall’esistenza della località.
Più tardi rivendicava un ruolo da protagonista anche la vicina Castro, facendo leva sul casato dei Vinciguerra che veniva attribuito alla santa da un agiografo di Francavilla Fontana, e che era anche toponimo accertato nel territorio di Castro.
Altra ipotesi è quella che Cisaria sia nata in un villaggio nei pressi di Porto Miggiano cioè a Santa Cesarea stessa.
Secondo la tradizione popolare Cisaria fuggì di casa e si rifugiò nella Grotta Sulfurea per sfuggire alle insidie del padre; egli la raggiunse nella grotta dove fu arso da improvvise fiammate di zolfo.
Sulla leggenda pagana si è innestata quella cristiana.
Le due leggende hanno in comune l’invenzione che lo zolfo disciolto nella sorgente derivi dalla dissoluzione del corpo di un malvagio. Nella seconda leggenda però le acque vengono purificate e santificate dal sacrificio di una giovane vergine cristiana.
Tale messaggio santifico e salutifero non avrebbe senso se non fosse sostenuto da una consolidata esperienza dell’utilità delle acque sulfuree.
Dal rapporto con le sorgenti prende avvio la storia di Santa Cesarea Terme. Il Galateo, famoso medico del XV secolo, figlio della terra salentina aveva già constatato l’efficacia curativa dei bagni nella grotta.
I documenti più antichi che menzionano la località di Santa Cesarea sono: l’inventario generale dello Stato di Castro del 1548 che annovera Santa Cesarea al feudo di Cerfignano ed il catasto onciario del 1742, che attribuisce la località sempre a Cerfignano e la definisce demaniale, montagnosa, agreste e impraticabile. L’accesso, non agevole, era uno stretto sentiero fra le rocce che partiva da Cerfignano.
I monumenti più antichi sono alcune torri cadenzate lungo la costa, facenti parte di quella catena di torri di avvistamento costruite dagli spagnoli nel XVI secolo.
Inoltre, a circa tre chilometri da Santa Cesarea, vi sono due masserie denominate “Santu Scianni”, dall’antica borgata di “San Giovanni Calavita”.
In questa zona si stabilirono i primi abitanti, precisamente dove oggi sorge una rigogliosa pineta denominata “Chisura la Chiesa”, in quanto lì sorgeva una chiesa di cui, però, non vi sono più tracce.
Il 1480 segna una data storica per il Salento perché è l’anno della presa di Otranto da parte dei Turchi, che saccheggiarono e distrussero, oltre ad Otranto anche l’entroterra e le coste.
Santa Cesarea fu interessata da questa distruzione e rimase abbandonata fino alla metà del XIX secolo, epoca in cui le sorgenti termali cominciarono ad attirare l’attenzione della scienza medica dando inizio alla storia delle terme e della città di Santa Cesarea.

FONTE: www.termesantacesarea.it